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Hai tempo fino a fine anno per “risparmiare” sulle tasse

IN BREVE

  • I contributi versati al fondo pensione sono deducibili dalle imposte sul reddito fino a un limite massimo di 5.164,57 euro ogni anno.
  • C’è tempo fino a fine anno per effettuare un ulteriore versamento e arrivare alla fatidica soglia dei 5.164,57 euro annui, abbassando così la base imponibile.
  • Una minor base imponibile permette di risparmiare sulla tassazione e questo è uno dei vari vantaggi fiscali riconosciuti dalla previdenza complementare in Italia.


È arrivato quel periodo dell’anno. No, non parliamo della “corsa al Natale” ma della corsa del Governo per approvare la nuova Legge di Bilancio. Quest’anno tra i temi più scottanti abbiamo (senza sorpresa) la riforma delle pensioni, per la quale è stato possibile destinare un budget limitato di circa 2 miliardi di euro.

Non cambiano i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia, ma ci sono altre novità importanti. Soprattutto lato fiscale, un tema più che mai di attualità in queste settimane, ma che nel dettaglio rimane per noi italiani alquanto “fumoso”. Infatti, secondo l’istituto di ricerca sociale e di marketing Eumetra, un italiano su quattro non sa quanto paga di tasse ogni anno: solamente un italiano su cinque sa dire con precisione quante tasse paga, mentre la maggior parte (54%) sostiene di saperlo in modo approssimativo.
Facile quindi che molti di noi non sappiamo o non ricordino che c’è tempo fino a fine anno per effettuare un ulteriore versamento volontario sulla propria posizione pensionistica complementare o su quella di un familiare fiscalmente a carico e portare così i contributi versati alla fatidica soglia dei 5.164,57 euro annui.
I versamenti effettuati entro quella data, infatti, rientrano nella soglia di deducibilità, fissata appunto a 5.164,57 euro all’anno, con uno sconto sulla tassazione niente male.
Di cosa stiamo parlando? È (più o meno) presto detto. Tutti noi paghiamo tasse sul reddito che dichiariamo annualmente. Su tale reddito si calcola la cosiddetta “base imponibile”. Dedurre una certa cifra fa sì che quella cifra non confluisca nella base imponibile, abbassandola in modo anche significativo. Ebbene, i contributi versati al fondo pensione (o a qualsiasi altra forma pensionistica complementare) sono deducibili dalle imposte sul reddito fino a un limite massimo di 5.164,57 euro ogni anno.


I vantaggi fiscali della pensione complementare

Lo Stato ha previsto tutta una serie di agevolazioni fiscali nell’ottica di incentivare questo tipo di investimento. In particolare:

• i rendimenti maturati dal fondo pensione sono tassati solo al momento del prelievo della rendita, mentre gli interessi prodotti da altri tipi di investimento vengono tassati annualmente;
• stante quanto detto sopra, l’investitore può beneficiare di un maggiore accumulo di capitale nel tempo, grazie all’effetto della capitalizzazione degli interessi;
• in caso di decesso dell’aderente, i beneficiari della rendita non devono pagare le tasse sulle somme percepite.

Infine, come abbiamo detto, i contributi versati al fondo sono deducibili dalle imposte sul reddito, il che significa che l’investitore può beneficiare di un risparmio fiscale immediato. Non ci credi? Lo vediamo subito. Ipotizziamo che il tuo reddito lordo sia pari a 62mila euro. A questo reddito andrà applicata una tassazione basata sui vari scaglioni IRPEF (assumiamo in questo caso quelli in vigore a giugno 2023, tanto non cambia moltissimo, ai fini del nostro ragionamento). Ecco quello che viene fuori.

Praticamente, sui tuoi 62mila euro di reddito lordo devi pagare imposte per quasi 20mila euro. Cosa succede se durante l’anno hai versato contributi in una forma pensionistica complementare tua o di un tuo familiare fiscalmente a carico? Succede che puoi dedurre fino a 5.164,57 euro dai 62mila di reddito imponibile. Il quale si abbassa quindi a 56.836 euro. E l’applicazione delle aliquote dei vari scaglioni dà come risultato una cifra più vicina ai 17mila euro, per un risparmio fiscale di oltre 2.200 euro.

Quanto conviene, oggi, investire in una forma pensionistica complementare?

La domanda è legittima ma, un po’ come i prompt per l’AI generativa, va riformulata. L’investimento in un fondo pensione non è questione di oggi: è una questione di domani. E, se vogliamo, anche di dopodomani. Richiede perciò una visione di lungo termine e un impegno costante nel tempo. I dati storici ci dicono che finora questo ha pagato.
Secondo una nota di aggiornamento diffusa dalla COVIP, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, i primi di novembre 20231, nel periodo che va dall’inizio del 2013 ai primi nove mesi del 2023 i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano intorno al 5% per tutte le tipologie di forme pensionistiche. Nello stesso periodo, la rivalutazione del Trattamento di Fine Rapporto, il cui calcolo si basa sul tasso di inflazione, è risultata pari al 2,4%. Nel complesso, tutti i comparti azionari e buona parte dei bilanciati mostrano rendimenti più elevati rispetto agli altri e al TFR.

“Nei primi nove mesi del 2023, tutte le tipologie di forme pensionistiche e di comparti registrano in media risultati positivi, in particolare nelle gestioni con una maggiore esposizione azionaria”, scrive la COVIP. Per i comparti azionari, in particolare, si riscontrano rendimenti in media pari al 4,5% nei fondi negoziali, al 5,5% nei fondi aperti e al 6% nei PIP.


Come scegliere il fondo pensione più adatto alle tue esigenze?

Il fondo pensione rappresenta una soluzione ormai non più rinviabile: consente di garantirsi un futuro tranquillo e sicuro sotto il profilo economico ottenendo al contempo importanti vantaggi fiscali. Puoi scegliere liberamente l’importo dei versamenti, ma attenzione: è essenziale calibrare la strategia di investimento sulle tue esigenze.

1https://www.covip.it/sites/default/files/documentazionestatistica/agg_stat_set23.pdf

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